Fondo Europeo di Redenzione

Stefano Cobello - Candidato all'europarlamento per il Movimento 5 Stelle Nord-est

www.stefanocobello.info

Io non ci sto! Il 13 giugno 2013 il Parlamento europeo ha firmato il Fondo Europeo di Redenzione. Ovvero l'hanno firmato i nostri parlamentari PD, PDL, Lega, SEL ecc. IO mi opporrò in ongi sede europea per fermare questo accordo. Renzi è andato dalla Merkel a promettere la firma dell'Italia a questo trattato.

Di nascosto, nel silenzio mediatico più omertoso, sta nascendo l’ultimo mostro partorito dall’Unione Europea: l’European Redemption Fund (sigla RF o ERF). Ecco cosa sta per accadere: il 70% del debito pubblico italiano, più di 2 mila miliardi di euro, sarà trasferito a un fondo europeo comune, chiamato Redemption Fund (di seguitoRF), dove saranno convogliate anche tutte le eccedenze di debito pubblico degli altri Stati dell’Eurozona. Cioè: siccome il Trattato di Maastricht stabilisce che il debito pubblico degli Stati non deve essere superiore al 60% del PIL, tutto ciò che eccede questo limite nei debiti pubblici dei 17 Paesi dell’euro sarà trasferito in questo Redemption Fund.” Saranno quindi cifre immense, che diverranno a quel punto di proprietà del RF.
Attenzione: gli Stati dell’euro trasferiranno tutte le eccedenze di debito pubblico sopra al limite del 60% sul PIL al RF, ma saranno comunque tenuti a onorare la parte del debito trasferita (cioè a ripagare interessi e scadenze). Ma qual è lo scopo di tutto questo? In teoria, a parole, uno scopo benefico: il RF dovrebbe aiutare tutti gli Stati, e soprattutto quelli più indebitati come Italia, Grecia, Portogallo. Come? Vendendo i suoi titoli agli investitori per racimolare soldi. Con quei soldi i governi dell’Eurozona potranno finanziarsi ed onorare così il proprio debito pubblico trasferito nel RF. E quale sarebbe il vantaggio di questo strano giochetto? Semplice: siccome i titoli del RF saranno garantiti da tutti i 17 Paesi euro, essi saranno, agli occhi dei compratori, super sicuri, quindi gli interessi che il RF pagherà su di essi saranno molto bassi. Certamente più bassi degli interessi che Italia, Spagna, Grecia, Francia, Portogallo pagano oggi per finanziarsi coi propri titoli di Stato. E qui sta la parte vantaggiosa, cioè i 17 dell’euro si potranno finanziare e potranno finanziare i ri-pagamenti sul loro debito pubblico a tassi molto più bassi grazie a questi titoli RF.”

Quindi tutto bene, no? NO!
Il documento della Commissione Europea che descrive questo meccanismo, infatti, specifica che l’adesione al progetto RF da parte degli Stati comporta condizioni severissime, e cioè programmi di tagli feroci alla spesa pubblica, agli stipendi, alle pensioni, all’occupazione, a tutti i servizi pubblici. La Commissione parla espressamente di “super potere d’intervento nei programmi di spesa dei governi”, in aggiunta ai poteri che già ha grazie al Fiscal Compact. Può bastare per la nostra galleria degli orrori? Eh no, c’è di peggio. La Germania, infatti, per garantire il ri-pagamento da parte degli Stati del suo debito, “propone” (= impone) che:

a) sia trattenuta a suo vantaggio una quota del già micidiale prelievo fiscale di oggi, oppure si introducano nuove tasse, specialmente aumenti dell’IVA;
b) gli Stati partecipanti promettano in pegno le loro riserve di moneta straniera e le loro riserve d’oro come garanzia sui ripagamenti.
I primari trattati di Maastricht, il Fiscal Compact, il MES, l’Europact, cui si aggiungono le concessioni di spesa pubblica offerte il 3 luglio all’Italia dalla Commissione Europea e il futuro trattato per la nascita del Redemption Fund per i debiti pubblici dell’eurozona, tutti questi contengono la seguente clausola:
“a patto che il Paese aderente adotti stringenti misure di aggiustamento della spesa pubblica”;
cioè, la nazione che ha ratificato o che ratificherà quegli accordi, come l’italia, dovrà impegnarsi obbligatoriamente a:
a) tagliare la spesa pubblica in servizi, sanità, istruzione e infrastrutture;
b) tagliare i salari pubblici e le pensioni;
c) privatizzare tutto ciò che è rimasto pubblico, inclusa l’acqua e le infrastrutture vitali del paese;
d) licenziare fette d’impiego pubblico, anche fra gli impieghi vitali come insegnanti, vigili del fuoco, polizia e sanitari;
e) liberalizzare ogni settore dell’economia, anche quelli strategici per l’interesse pubblico;
f) ridurre al minimo il welfare e gli ammortizzatori sociali.”